Blog

Home / Archive by category "Blog"
Marketing Digital, dopo i video cosa accadrà?

Marketing Digital, dopo i video cosa accadrà?

I video sono il trend del futuro?No.

Non sono impazzito, lo saranno certamente per un breve periodo, ma a lungo termine qualcosa cambierà fisiologicamente, non sappiamo precisamente come cambierà, ma cambierà. Quando i contenuti video satureranno gli algoritmi dei social (non LinkedIn, che predilige il testuale), cosa si inventeranno Facebook&Co? Come avevo scritto su qualche mio articolo tempo fa, i trend video sono in costante aumento, ma ritengo che la portata “logica” dei contenuti video andrà verso un collo di bottiglia fisiologico.

Ripercorrendo la storia recente dell’algoritmo Facebook, nei primi anni vi era un feed di contenuti testuali ordinato per data, successivamente con un mix tra foto e video, in tempi più recenti vi fu un cambiamento radicale con le decisamente presunte preferenze dell’utente, con un algoritmo predittivo che in base ai nostri like ci mostrava testi e immagini che il buon Mark riteneva favorite. Dopo di quello una sferzata decisamente visuale, prediligendo immagini ai testi, poi l’arrivo dei video che tuttora spopola in ogni social, notando però una leggera correzione verso un ritorno ai contenuti testuali.

Quando però i video, come avviene ora e sicuramente avverrà esponenzialmente nei prossimi anni, satureranno lo stream dei contenuti sarà difficile immaginare un mondo digital nel quale vi siano solo ricette e Marco Montemagno. Certamente, non è una preoccupazione imminente, ma bisogna riflettere per occupare una buona posizione quando il cambiamento arriverà. E arriverà, puoi starne certo.

Non ho la palla di cristallo, ma i contenuti emozionali rimarranno comunque sulla cresta dell’onda. Magari cambieranno i formati. Riscopriremo la fotografia di qualità, come già sta accadendo in alcuni elementi di content marketing, oppure punteremo all’interazione più diretta possibile con i nostri lettori, magari nasceranno nuovi strumenti.

Immaginiamo per un attimo la diretta evoluzione dello storytelling. Dal raccontare storie emozionanti ci ritroveremo a dialogare con il nostro pubblico, farlo interagire e farlo scegliere. Non sarà più una comunicazione alle personas, magari si trasformerà in comunicazione con le persone. Un nuovo tipo di comunicazione “Tell me a Story” nella quale sarà l’utente a porre il tema, a proporre il prodotto, una comunicazione nella quale sarà direttamente il cliente ad indicarci la via, mentre noi cercheremo di volta in volta di farlo sentire sempre più unico e speciale.

Un’immagine che insieme mi meraviglia e terrorizza.

♟ Leggi più articoli su Comunicazione Strategica

Forum della Comunicazione 2017

Forum della Comunicazione 2017

L’8 Giugno è alle porte e si avvicina l’appuntamento annuale con il Forum della Comunicazione e dell’Innovazione Digitale. A Milano, presso Palazzo Lombardia, si terrà la rassegna annuale dedicata al mondo digital.

“Welcome to the creative economy” il tema della rassegna che compie un anniversario importante, 10 anni sono passati dal primo evento, per un Forum che traccia la strada verso il futuro portando l’uomo al centro dell’attenzione. Come giustamente hanno fatto rilevare i trend di comunicazione degli ultimi anni, l’uomo è al centro, unico ed emotivo.

A promuovere e organizzare il Forum è Comunicazione Italiana, il primo “Business Network Cross-Mediale” italiano in collaborazione con la Regione Lombardia e Microsoft Italia.

Il fulcro è l’uomo e la trasformazione digitale va a ruota. Cosa dobbiamo aspettarci dalla trasformazione digitale? Quale impatto ha per le aziende e come queste possono attrezzarsi per fronteggiare i cambiamenti dell’economia digitale? Le aziende stanno subendo una trasformazione digitale, ma è opportuno conoscere al meglio le strade su cui praticarla onde evitare pericoli. Sul tema pericoli non poteva quindi mancare lo spazio dedicato alla Sicurezza Informatica e alla Privacy.

Un altro elemento immancabile sarà la realtà virtuale, di cui abbiamo avuto un ampio assaggio al Wired Next Fest e che tornerà a cominciare dalla presenza di un’area espositiva allestita da TT Tecnosistemi con una camera immersiva 3×3 metri, all’interno della quale il visitatore potrà sperimentare la realtà virtuale immersiva e interattiva ed essere teletrasportato in fantastiche ambientazioni che potrà vedere, sentire, vivere.

Al termine del forum vi sarà la stesura del manifesto “for#uman communication” un sunto dei temi espressi nella giornata di eventi.

♟ Leggi più articoli su Comunicazione Strategica

Donald Trump, un brand, un caso studio tra psicologia e marketing

Donald Trump, un brand, un caso studio tra psicologia e marketing

Tempo fa vi parlavo a caldo di Donald Trump e della sua straordinaria ed (inaspettata?) vittoria. Per tutti i modelli statistici Hillary Clinton avrebbe dovuto vincere la presidenza, e finora, non era stata data una spiegazione soddisfacente sul perché questi modelli erano sbagliati.

Dove la statistica aveva fallito? Non che fosse la prima volta che un sondaggio politico elettorale si rivelava un testa o croce sia chiaro, però una spiegazione era doverosa. Un report del giornale svizzero Das Magazin e adattata da Motherboard racconta una storia affascinante su come è realmente potuto accadere, grazie a quiz di Facebook e una piccola società denominata Cambridge Analytica, la stessa azienda che ha lavorato sulla campagna online per la Brexit.

La storia inizia con Michal Kosinski, uno psicologo del Centro Psicometrico presso l’Università di Cambrige. Nel 2008, Kosinski e un collega ricercatore – entrambi studenti all’epoca – stavano sperimentando alcuni quiz che rispondessero a ciò che gli psicologi chiamano “I grandi cinque”, i tratti di personalità: apertura, coscienziosità, estroversione, simpatia e nevroticismo, dall’inglese “OCEAN”. Chi faceva i quiz poteva optare per condividere i propri dati con i ricercatori e con grande sorpresa dei ricercatori stessi lo fecero in milioni.

Kosinski inizò a correlare questi dati di personalità con i “like” di una persona. Nel 2012 Kosinski dimostrò che sulla base di una media di 68 Facebook “like” effettuati da un utente, era possibile predire il suo colore della pelle (con precisione del 95%) il loro orientamento sessuale (88% di precisione) e la loro affiliazione alla Partito democratico o repubblicano (85%). La ricerca non si fermò lì. L’intelligenza, la religione, così come l’alcool, l’uso di sigarette o perfino di droga, potevano essere tutti determinati con grande precisione. Dai dati era anche possibile dedurre se i genitori di qualcuno erano o meno divorziati.

Mettere like al gruppo rap Wu-Tang Clan è uno dei migliori indicatori per l’eterosessualità.Mentre Kosinski scopri che mettere like a Lady Gaga era correlato con l’estroversione. Infine, Facebook cambiò la policy ponendo i dati dei like come dati privati, ma i ricercatori potrebbero ancora raccogliere i dati chiedendo agli utenti di scegliere di condividerli con i ricercatori.

Allora, cos’ha tutto questo a che fare con le elezioni? Nel 2014, un giovane assistente universitario di nome Aleksandr Kogan chiese l’accesso alla banca dati di Kosinski per conto di un’agenzia di comunicazione specializzata in campagne elettorali con sede a Londra chiamata Strategic Communications Laboratories (Si anche oggi vi parlo di Comunicazione Strategica). Kosinski rifiutò Kogan, ma Kogan proseguì registrando una società sotto l’ombrello di SCL chiamata Cambridge Analytica – un omaggio, ha detto successivamente, al lavoro dell’università su quel campo di ricerca nella comunicazione strategica. Cambridge Analytica, con CEO di Alexander Nix, ha continuato in seguito a lavorare per la campagna pro-Brexit, la candidatura presidenziale del senatore Ted Cruz e poi la campagna presidenziale di Donald Trump.

Secondo una presentazione di Nix e descritta ai giornalisti, Cambridge Analytica ha portato Facebook a un nuovo livello. Fino ad ora infatti, spiegava Nix, sono state organizzate campagne elettorali basate su concetti demografici. “L’idea che tutte le donne dovrebbero ricevere lo stesso messaggio a causa del loro genere o che lo debbano ricevere gli afroamericani a causa della loro razza è un’idea veramente ridicola”. Ciò che Nix intendeva era che mentre altri esperti di comunicazione finora si sono affidati alla demografia, Cambridge Analytica stava utilizzando psicometria.

Cambridge Analytica ha utilizzato le caratteristiche dei “Big Five” della psicologia per sviluppare messaggi specifici di personalità.

Secondo Nix per un pubblico altamente nevrotico e coscienzioso era più adatta la minaccia di un furto di furto e la polizza assicurativa di una pistola e quindi un’immagine mostrava la mano di un intruso che rompe una finestra. Un’immagine che mostra un uomo e un bambino che si alzano in piedi in un campo al tramonto, entrambi in possesso di armi, chiaramente sparando alle anatre era analogamente adatta persone che si preoccupano della tradizione, delle abitudini e della famiglia. Ogni messaggio che Trump ha lanciato è stato guidato dai dati, ricorda Alexander Nix. Il giorno del terzo dibattito presidenziale tra Trump e Clinton, il team di Trump aveva provato 175.000 diverse variazioni di annunci legate ai suoi argomenti, al fine di trovare le versioni giuste soprattutto tramite Facebook. I messaggi si differenziavano per la maggior parte solo in dettagli microscopici, al fine di indirizzarle ai destinatari nel modo ottimale e psicologico: diverse intestazioni, colori, didascalie, con una foto o un video. Questo lavoro di lima arrivò fino a raggiungere i gruppi più piccoli, spiega oggi Nix in un’intervista: “Possiamo affrontare i villaggi o i blocchi di appartamenti in modo mirato. Anche gli individui. ”

Un trionfo del contenuto profilato e preciso, adatto esattamente al singolo lettore.

Questo approccio è stato utilizzato anche per scoraggiare i potenziali elettori Clinton ed è stato utilizzato anche nel porta a porta: A partire dal luglio 2016, al team di Trump venne fornita un’applicazione per identificare le opinioni politiche e i tipi di personalità degli abitanti di una casa. Era lo stesso fornitore di applicazioni utilizzati dai promotori della Brexit. I promoter di Trump suonavano soltanto alle porte delle case che l’app aveva valutato come ricettive ai suoi messaggi, preparati con linee guida per conversazioni su misura per il tipo di personalità del residente. A loro volta, i promoter alimentavano l’app con le reazioni e nuovi dati sono tornatavano ai piani alti della Campagna di Trump.

Questi dati sono quelli che hanno fatto vincere Trump in determinate contee in bilico, I democratici hanno fatto attività simili, ma non vi è alcuna prova che essi si siano basati sulla profilatura psicometrica. Cambridge Analytica, tuttavia, ha diviso la popolazione americana in 32 tipi di personalità, e si è concentrata su solo 17 stati. E proprio come Kosinski aveva stabilito che gli uomini che amano i cosmetici MAC hanno una leggera probabilità in più di essere gay. La società ha scoperto che una preferenza per le auto fatte negli Stati Uniti è stata una grande indicazione di un potenziale elettore di Trump. Tra le altre cose, questi risultati mostrarono a Trump quali messaggi funzionavano meglio e dove. La decisione di concentrarsi su Michigan e Wisconsin nelle ultime settimane della campagna è stata fatta sulla base dell’analisi dei dati. Il candidato è diventato lo strumento per l’implementazione di un grande modello di dati.

Dopo l’originaria pubblicazione in svizzera di questa storia, Cambridge Analytica ha negato di utilizzare dati provenienti da Facebook, contraddicendo alcune precedenti affermazioni della società, o che avessero adattato l’approccio di Kosinski.

Il potere e la precisione dei “big data” tende ad essere spesso sopravvalutata. Quando alcuni giornalisti provarono il sito di Kosinski, i risultati erano confusi e comunque vale la pena leggere per intero la storia pubblicata in Svizzera. E’ difficile dire esattamente quale impatto Cambridge Analytica abbia avuto sulle elezioni e quanto sia dovuto al targeting delle personas di Facebook, tuttavia, l’inaspettato aumento di Cruz durante le primarie e la sua vittoria in Iowa, oltre alla vittoria inaspettata di Trump e il fallimento dei sondaggi per predire il vincitore, sostiene questa conclusione.

Il targeting e più precisamente il profiling delle personas pare la chiave di campagne di grande successo sia per singoli sia per Brand e l’utilizzo della psicologia nelle tecniche di Marketing & Comunicazione sarà sempre più attuale negli anni futuri.

♟ Leggi più articoli su Comunicazione Strategica

Groupon, Just Eat, Netflix: tre strategie un solo risultato

Groupon, Just Eat, Netflix: tre strategie un solo risultato

Ci sono un po’ di aziende che stimo. Da sempre abbiamo preferenze sui brand e con la nostra generazione Y che si tramuta in fan sfegatata di ogni cosa, come potrei esserne immune? Groupon, Just Eat, Netflix, brand che con la loro semplicità riescono a darmi sempre quello che cerco al minor prezzo possibile (dopotutto noi millennials siamo parsimoniosi).

Groupon ad esempio mi scrive quotidianamente offrendomi sconti sugli sconti, un ottimo modo per provare e riprovare attività commerciali. Usano l’email marketing, che evidentemente non morirà mai, anzi ad essere precisi lo fanno con così tanta naturalezza da renderlo uno strumento piacevole. Millennials bombardati dai Brand? Forse si, ma se ti fanno uscire a cena in un ottimo ristorante con 15 euro, beh che mi bombardino pure.

Just Eat per quando sei pigro, in questo caso il brand è più silente, ma spesso presente a qualche convention alla quale riesci a scroccare un coupon di sconto. Ottima realtà, ottima iniziativa, tanta concorrenza. Li stimo però perché grazie a loro posso sbizzarrirmi anche quando fuori piove, scelta infinita, successo assicurato. Il genio della lampada sul mio smartphone.

E poi arriva Netflix. Fantastico, ha rivoluzionato il mio mondo fatto di serie tv & videogames, posso scegliere ogni cosa e svagarmi senza vincoli. Brand silenzioso, assolutamente poco invasivo, fin quando però qualcuno al marketing si sveglia e decide di sventolarmi davanti due ali di pollo fritto (altra mia passione, grazie CKN&CKN). Prendono il mio pollaro di fiducia e lo modificano per due giorni con l’insegna di Los Pollos Hermanos di Breaking Bad e Better Call Saul, due serie tv che amo. E’ evidente che stanno parlando proprio a me. Netflix come una maga Circe digitale mi attira a se.

Tre aziende, tre stili differenti di comunicare, tre strategie di marketing, un solo risultato: engagement. Comunicare oggi non è solo internet, comunicare è online e offline, comunicare un brand significa dare un valore aggiunto e non c’è un’unica strada per trasferire questo valore aggiunto al tuo utente. Puoi offrirgli uno sconto che lo rende felice seguendo passo passo le sue scelte, puoi accontentarlo portandogli sul divano qualsiasi cosa lui desideri, puoi fargli vivere un’esperienza unica ed emozionante unendo in un solo luogo le sue passioni. Content marketing, contenuti gratuiti e liberamente fruibili, emozionalità, dedizione, fanservice. Non esiste una strada scritta, esiste solo la creatività e il conoscere la propria utenza tramite le buyer personas.

Evidentemente sono una buyer personas di questi tre brand, e questi tre brand hanno saputo rivoluzionare la mia vita con delle campagne efficaci e differenti. Quando dovete scegliere la vostra strategia di marketing, analizzate le vostre personas e scoprirete ciò che più desiderano da voi.

♟ Leggi più articoli su Comunicazione Strategica

Content Marketing, ma chi ci ascolta veramente?

Content Marketing, ma chi ci ascolta veramente?

In un mondo pieno di contenuti, quale follower ci ascolta veramente? Spostandoci sempre più verso forme di dialogo e influenza tra pari emergere è complicato, ma non impossibile. Come in ogni forma di comunicazione il nostro cervello applica dei filtri e questi filtri ci orientano verso chi ci sembra più autorevole. Essere famosi conta meno di sembrare capaci. La sfida del Brand è quindi comunicare (come dico da tempo) al singolo, ascoltare ciò che il tuo pubblico vuole e orientare la tua comunicazione in funzione delle sue necessità.

Ogni cliente, utente, seguace, vuole sentirsi speciale. Risposte immediate, precise, parlare con il pubblico richiede dedizione. E’ naturale per l’impresa tendere al contenimento dei costi, ma per farlo è necessaria strategia. Per questo come nei dipartimenti produttivi, anche nel dipartimento comunicazione la strategia e il planning è la chiave per non andare alla cieca.

Diffidate di chi fa tutto: gli uomini/agenzia ambulante che spesso aziende di piccolo e medio calibro ricercano, sono l’esempio lampante dell’errore. La forza è nel singolo e nella divisione dei compiti, non perché il singolo non sia in grado di fare il grafico/copywriter/seo/ecc, perché il team di lavoro specializzato in singole mansioni aiuta l’impresa a costruire il suo brand un mattone alla volta. Un conto è il consulente che vi aiuta nella strategia, altra idea (sbagliata) è invece la figura operativa che risolve ogni problema al meglio.

Coordinamento: La Comunicazione Strategica è un lavoro di squadra e il team deve avere un grande capitano, ogni porzione della strategia di comunicazione deve basarsi su tasselli che provengono da ogni specialist. Coordinamento è il mantra della comunicazione: coordinamento nel team, ma anche immagine coordinata. Se è vero che dobbiamo necessariamente seguire la volontà dell’utente questo non ci deve distrarre dalla nostra strategia inseguendo inutilmente la moda. La moda deve essere propedeutica e funzionale, va sfruttata nel contesto ed ogni elemento di comunicazione che esce dalla bocca e dalle mani digitali di un brand deve essere coordinato ad un unico brief.

Solo coordinando il lavoro, la comunicazione ed i propri contenuti si riesce nell’obiettivo di farci ascoltare. Il rapporto sarà così tra pari, ma guidato dalla vostra strategia, il pericolo di farsi trascinare dalla volontà dell’utenza è sempre dietro l’angolo. Un brand che emerge lo fa tra tanti solo riuscendo a mantenere la sua identità, forte, ma umana.

Comunicazione Visiva: Tutti i trend 2017

Comunicazione Visiva: Tutti i trend 2017

In tempi non sospetti, inizi di Ottobre per la precisione, preannunciavo che il trend del 2017 sarebbe stato certamente un trend visivo. Elemento collante della comunicazione degli ultimi 10 anni e sempre in crescita, ha visto in crescita tutti i software di condivisione immagini.

Non a caso, sette mesi dopo (e mi scuso per un po’ di assenza negli ultimi mesi), sono a raccontare il trend 2017 nello specifico. A livello di marketing infatti la “moda” è quantomai attuale e infatti andiamo a vedere cosa fa tendenza in questo anno. Dopotutto a quasi metà del 2017 siete ancora in tempo per un cambio di rotta nel caso abbiate deciso di indossare un tubino con gli strass.

Occhio ai cellulari, il 90% delle immagini è visualizzato con dispositivi mobili per Deloitte, dato da tenere a mente. Per DepositPhoto saranno 12 i trend del 2017, abbastanza per farvi sbizzarrire con la creatività, ma rimanendo sempre cool.

Anni ’90

Ah, gli anni ’90! Influencers provetti, fuori casa e con capacità di spesa è arrivato il momento dell’operazione nostalgia. Colori decisi, filtri, alta luminosità/flash, scatti polaroid, assaporeremo un revival in salsa millennials che ci riporterà a tornare ragazzini.

Emozione e Movimento

Scatti che emozionano e mostrano persone in movimento nella vita quotidiana saranno un trend importante, anche legato al content marketing, faranno da padrone in un contesto storico che premia l’autenticità.

Realtà Virtuale

Indossate Oculus e partite per un viaggio seduti sul divano, si premia l’internet of things e quindi via alla sperimentazione e alla creatività per rappresentare il futuro. Tutto è lecito, purché sia futurista e non convenzionale, il futuro è oggi, ma lo sarà anche domani.

Stereotipi?No grazie

Benetton lo fa da sempre, ora fatelo anche voi. Immagini provocatorie, non convenzionali, promozione dell’equità, neofemminismo. Abbattere ogni tipo di stereotipo sarà cruciale nella comunicazione visiva 2017.

Video Time

L’era del video è iniziata e porterà secondo Kantar a coprire il 90% del traffico internet di contenuti video entro il 2019. Quindi se avete budget la scelta giusta è il video, premiata anche la GIF animata che per la sua comodità e ripetitività sta prendendo piede nella comunicazione, alla stregua dei video. Questo trend è anche premiato dall’aumento della velocità media delle connessioni nel mondo.

Nasa

La Nasa è tua amica caro grafico, se l’argomento appassiona grandi e piccini, le notizie degli ultimi tempi legate agli esopianeti ci hanno dato una spinta. Stelle, pianeti ed intere galassie ci faranno compagnia per tutto il 2017, meglio di un’oroscopo di Paolo Fox.

Life Style

Sull’onda dell’emozione e dello sharing, un’immagine di tendenza è certamente quella che ritrae il nostro stile di vita. Dalle immagini del vostro pranzo ad oggetti comuni, il rilancio della pop-art, vivace e con oggetti convenzionali sarà un elemento da esplorare.

Minimalismo

Primato è anche lo stile semplice, minimal, ridotto all’osso. Dai paesaggi alle illustrazioni, tutto sarà semplice ed immediato.

Minimalismo 2

Un capitolo a parte sul minimalismo è dettato dai pattern. Ritrarre pattern ricavati dalla natura o da design sarà molto apprezzato. (Non da me.)

Vista Aerea

Non hai un Drone? Corri a comprarlo! I droni saranno molto utili, la fotografia aerea è molto apprezzata perché rappresenta una novità per il consumatore di massa, essendosi dimezzato il costo per produrla.

Generazione Z

I cari nativi digitali, ormai poco più che bambini, ma già consumatori verranno ritratti dalla comunicazione come user. Nati tra il 95 e il 2000 questi ragazzini, ragazzetti e ragazzotti hanno già il contante in tasca e immagini cool di questi teenagers saranno molto richieste, specialmente in ambientazioni multidevice.

Self Made

Do it yourself, storie di autorealizzazione, lavori manuali, piccoli capolavori. Immagini che ritraggano storie che emozionano e che hanno portato ad un risultato produttivo saranno molto quotate. Dall’imprenditoria all’artigianato il 2017 sarà l’anno del Self Made.

♟ Leggi più articoli su Comunicazione Strategica

H2H, Human to Human: La frontiera del Marketing Relazionale

H2H, Human to Human: La frontiera del Marketing Relazionale

Come imprese abbiamo imparato a parlare alle imprese, ai nostri simili, applicando il modello B2B. Per vendere alle masse ci siamo evoluti parlando ai consumatori applicando il B2C. Raccontare prodotti e servizi ha sviluppato una fitta rete di linguaggi, modalità, canali; tutti strumenti utili ad attrarre con il retino per le farfalle la più grande fetta di consumatori possibile.

Le aziende però non hanno emozioni e l’evoluzione ci ha portato a consumatori consapevoli consci del fatto di essere la gazzella di turno, per le aziende leone a caccia di prede. Il linguaggio inespressivo del marketing aziendale degli anni passati è stato riconosciuto e filtrato dagli anticorpi dei consumatori che si sono attrezzati a non cadere più nelle tentazioni del mercato.

Le persone hanno emozioni, vogliono sentire qualcosa ed è lentamente, ma inesorabilmente, emerso il bisogno di un rapporto basato sullo scambio emozionale, con opinioni e valori, nel quale si chiede che sia l’Azienda a farsi garante del rispetto di questi standard sociali ed emozionali, riconoscendola come responsabile.

Gli individui scelgono. Gli individui necessitano di sentirsi tali e avere un rapporto individuale con l’azienda, generando un Marketing di tipo Relazionale. Nel consumo viene quindi premiata la relazione e da qui si può dedurre l’applicazione di un nuovo modello H2H: Human to Human.

L’uomo al centro dell’universo, un nuovo Rinascimento culturale che evidenzia il soggetto anteposto al prodotto, l’emozione anteposta all’acquisto. Per questo motivo negli ultimi mesi ho parlato di content marketing emozionale e dell’importanza delle buyer personas. Trovandoci in un secolo che potremmo definire secondo Rinascimento, nel quale si celebra la verità e l’unicità del singolo, l’approccio aziendale, in contrasto con l’ipertecnologizzazione del mondo, potrà essere soltanto adeguato agli standard di umanità, singolarità, unicità ed emozione. Nella progettazione della Comunicazione Strategica la leva di scelta del consumo legata alla Brand Identity dovrà tenere conto di questo schema: rispondendo in primis a logiche di umanità.

Digital Marketing & Communication strategies

Digital Marketing & Communication strategies

Se ormai tutti sono concordi nell’indicare il website come una scelta naturale e i social network come una conseguenza obbligata nella maggioranza dei casi, così non è per il sistema marketing generale che deve trovare un raccordo organico tra le sue componenti. Molto, anzi troppo spesso, in rete troviamo le peggiori scelte di comunicazione figlie dell’inesperienza, di un investimento (ahimé) a basso costo, della poca voglia di faticare per ottenere il risultato sperato e di un mancato raccordo tra i canali nelle strategie di marketing in capo all’azienda

La strategia digitale definita sul proprio target segmentato e più profondamente sulle buyer personas deve infatti raccordarsi all’interno di un unico sistema marketing declinato nella strategia digitale. Dati i trend statistici infatti, sarà proprio la strategia digitale a definire il successo e l’insuccesso delle attività imprenditoriali essendo il motore trainante di tutto l’engagement del pubblico.

Non esiste un canale, una tecnologia, o una strategia migliore per tutti. Le scelte strategiche di comunicazione devono essere orientate e personalizzate, ma soprattutto non bisogna avere il timore (neppure quello economico) di farsi aiutare. Il marketing, soprattutto quello digitale, è in continuo aggiornamento e se non si è professionisti del settore non si può avere la pretesa di saperlo fare al meglio. Le soluzioni homemade sono spesso dannose e dove si pensa di poter risparmiare qualche euro magari si va in contro ad errori che portano perdite molto maggiori rispetto alla “spesa” dell’affidamento dei servizi a professionisti.

Se è vero che non esiste una strategia univoca, alcune regole di buon senso sono generali. Linguaggio semplice, facilità nel “farsi trovare”, emozionare il proprio pubblico sono solo alcuni dei punti chiave, ma è opportuno ricordarsi che il digitale non è un modo facile,una gallina dalle uova d’oro dove con poco sforzo si ottengono grandi risultati. Il digitale è un ambiente impervio, un mare in burrasca dove è obbligatorio imbarcarsi, ma con un buon capitano e degli ottimi strumenti, così da poter ottenere i grandi risultati sperati.

Comunicazione Sociale

Comunicazione Sociale

Branding applicato alle ONLUS: costruire la propria immagine affrontando la nuova comunicazione

Comunicare OGGI – un piccolo riassunto delle leve che fanno “muovere” gli utenti

  • La Social Proof: il fenomeno squisitamente psicologico che orienta il consenso o il dissenso delle masse modificandone il comportamento secondo una “coscienza collettiva” (es.: informarsi in internet per sapere cosa gli altri pensano di un determinato argomento).
  • La Brand Image: l’opinione su un determinato servizio o ente avviene tramite la ricerca in rete della sua immagine, per questto è necessario sviluppare un’immagine di se forte nella rete, non basta sviluppare attività interessanti, prima viene la fiducia che il marchio della Onlus ispira nell’utente.

Abbandonando gli inglesismi dei professionisti della comunicazione, oggi è necessario essere presenti sulla rete, dato che è l’unico mezzo capace di orientare la stragrande maggioranza della popolazione verso un’opinione. Molto più dei giornali, che perdono ogni giorno lettori a causa della crisi dell’editoria, raccontare se stessi in prima persona su internet ci consente di essere liberi di parlare di ciò che si sa fare meglio, senza il filtro (a volte imparziale e sensazionalista) di un giornalista.

In internet possiamo fare “storytelling”, cioè raccontare la nostra storia creando contenuti che fidelizzano e colpiscono gli utenti, convertendoli in sostenitori della nostra causa. I contenuti sono la chiave del nuovo modo di comunicare, produrre contenuti efficaci è il primo gradino che ci consentirà di contrastare le maldicenze con i fatti, articoli sgradevoli con il bene e la solidarietà visibili a tutti. Tramite internet abbiamo molti canali e mezzi interessanti che vedremo in seguito, che ci consentono di ottenere questo risultato.

Onlus: Minacce e benefici della comunicazione

Per una Onlus, così come per una grande Azienda è ormai fondamentale raccontare se stessi e raccontare le proprie attività. Purtroppo, anche se per noi le nostre decine di attività sono evidenti, non lo sono per le masse e per questo se non si comunica, anche un articolo negativo che non trova risposta cercando un elemento che lo contrasti sulla rete può essere dannoso.

Obiettivi…

  • Avere una forte e riconoscibile immagine legata alla Onlus
  • Contrastare le notizie di terzi con una comunicazione puntuale e costante attraverso i propri canali
  • Raccontare se stessi e le proprie attività rendendole conosciute e popolari (massimizzando le donazioni, 5×1000)
  • Fidelizzare il nostro seguito, formando una base di sostenitori, così che possano raccontare a loro volta di noi, influenzando l’opinione di terzi
  • Offrire contenuti digitali gratuiti (video, immagini, testi) che fanno emozionare gli utenti e li rendono interessati alla nostra realtà

…e come raggiungerli

  • Pubblicare un blog attraverso il sito web che racconti storie di solidarietà
  • Produrre filmati ed immagini che emozionano e raccontano le realtà e i servizi svolti dalla Onlus
  • Raccontare storie che colpiscono, con elevato tasso di empatia
  • Dare pronta risposta attraverso i canali Social ed al sito istituzionale della realtà dei fatti raccontata direttamente dalla Onlus tramite immagini, video e testi, in caso si venga a conoscenza di ogni possibile minaccia, compresi articoli potenzialmente dannosi pubblicati o in pubblicazione, così da contrastare immediatamente il dilagare di informazioni dannose e non veritiere.
  • Pubblicare post corredati e personalizzati con i loghi della Onlus che diffondano queste ed altre storie attraverso i Social Network

E’ importante rendersi conto che oggi, occuparsi di temi sociali e svolgere volontariato sono attività che per Cooperative ed Onlus non possono far prescindere da una corretta comunicazione. Se è vero che i tempi sono cambiati è opportuno adeguarsi e capitalizzare la propria attività, raccontandola al meglio, essendo spesso possessori di quegli elementi emozionali che sono più difficili da trovare in uno storytelling aziendale. Per questo motivo con l’esperienza dei copywriter e dei digital strategist di Comunicazione Strategica abbiamo studiato come produrre al meglio progetti di content marketing e storytelling che colpiscano il target emozionandolo e convertendolo.

Il cliente (non) ha sempre ragione

Il cliente (non) ha sempre ragione

Ce lo ripetono da quando siamo nati, il cliente ha sempre ragione, e con questa scusa siamo abituati a lavorare spesso in situazioni al limite dell’umano.

Il cliente va ascoltato, coccolato, motivato, emozionato, ma sopratutto orientato. Orientare ed educare il cliente alla nostra immagine è un fattore fondante di un business sano. Ascoltare il cliente è un aspetto principale di qualsiasi attività con fini commerciali, poiché aiuta l’impresa ad adattarsi meglio, adagiandosi come un comodo maglione sulle spalle infreddolite del cliente, donandogli conforto. Non è un aspetto secondario però praticare una sana advocacy (digitale) per orientare il cliente alla conversione sul nostro obiettivo.

Se un cliente parla male di un attività avrà ragione poiché in qualche modo dovremo essere in grado di adattarci alle sue esigenze affinché cambi opinione, certo, ma non è necessario che tutto il mondo pensi che la nostra attività fa schifo.

Dare_to_ComplainPerché è questo quello che succede con un post negativo su internet se non viene contrastato in maniera professionale, chiunque nel presente e nel futuro saprà che in quel momento abbiamo fallito, costruendo un’opinione negativa nella sua testa. Dobbiamo rimediare, ed è necessario dare un immagine pubblica dell’impresa che sia il più possibile immacolata.

Alcune lamentele però non ci aiutano a migliorare, non danno consigli, non copartecipano alla progettazione del prodotto futuro. Alcune lamentele sono semplicemente lei è troppo caro.

Non dobbiamo essere spinti ad abbassare il prezzo, in nessun caso farci trascinare nella guerra dei poveri che condurrà l’intera categoria ad un margine di guadagno tendente a zero potrà in qualche modo essere la risposta. Il cliente non ha sempre ragione.

Dobbiamo essere in grado di rispondere al cliente, cambiare strategia, ed educarlo. Educarlo al prezzo, raccontare il motivo per cui se una cosa la vuoi fatta bene la devi pagare un po’ di più. Educarlo al brand, donandogli un oggetto che regala emozioni oltre alla sua funzione principale. Educarlo alla nostra immagine, poiché se ci capirà fino in fondo non si lamenterà di quello che facciamo, fintanto che non lo faremo male per davvero.